Una pagina personale

Non sono arrivato qui da una sola strada.

Ho attraversato attività, professioni e passioni diverse. L'intelligenza artificiale non ha costruito il filo che le univa: mi ha permesso finalmente di vederlo.

PersonaVocazioneForma
Filippo Maria Saccucci in ritratto

Una storia non lineare

Non sono arrivato qui da una sola strada.

Nella mia vita ho attraversato attività, professioni e passioni molto diverse. Ho lavorato con persone, imprese, idee, strumenti e sistemi. Per molto tempo queste esperienze potevano sembrare soltanto una serie di direzioni differenti.

Oggi riconosco una continuità. Non l'ho costruita a posteriori per darmi una definizione: l'ho finalmente potuta vedere.

La vocazione precede la tecnologia

Quello che facevo già prima dell'AI

Prima dell'AI facevo già, in sostanza, quello che oggi continuo a fare: entrare in una situazione, ascoltare ciò che sta cercando di diventare, capire dove si è fermata e tradurla verso una forma.

A volte quella forma era un lavoro finito, a volte un sistema, una decisione, un progetto o un modo più chiaro di vedere il problema. Cambiavano i contesti. La funzione restava.

Non si tratta di elencare tutto quello che ho fatto. Le esperienze diverse sono le stanze attraversate; ciò che conta è il modo in cui ho imparato a guardare dentro ciascuna di esse.

GuardareTradurrePortare verso una forma

Un ambiente di lavoro

Che cosa ha reso possibile l'AI

L'intelligenza artificiale non mi ha inventato. Mi ha dato un ambiente in cui parti di me che per molto tempo avevano lavorato separate hanno potuto incontrarsi.

La parte razionale e strutturata e quella intuitiva e creativa hanno trovato un modo di collaborare. Non sempre era successo prima; anzi, raramente era successo davvero.

Da anni la mia vita si svolge anche dentro questo rapporto. Non uso l'AI soltanto per ricerca e sviluppo: ci lavoro. Mi ha dato la possibilità di preparare documenti, affrontare argomenti che non conoscevo e raggiungere il livello necessario in ambiti nei quali non avevo una preparazione adeguata.

Non significa diventare competenti in automatico. Significa riconoscere ciò che non so, capire che cosa devo comprendere, scegliere come usare lo strumento, verificare quello che restituisce e capire quando il mio giudizio deve prendere il comando.

La persona fa la differenza anche nel sapere quando parlare, quando fermarsi ad ascoltare e come portare valore.

Dopo anni di rapporto intenso con l'AI, ho iniziato a vedere con più chiarezza connessioni che prima sembravano impossibili. Non perché la macchina avesse costruito una nuova identità al posto mio, ma perché mi aiutava a far emergere qualcosa che esisteva già.

Riconoscere un limiteFormulare una domandaVerificare una rispostaCapire quando ascoltare

Le persone incontrano l'AI in modi diversi

La soglia iniziale può essere comune.

Ho parlato dell'AI con persone molto diverse. Alcune non avevano ancora iniziato a usare un chatbot. Altre hanno cominciato a esplorare e hanno incontrato possibilità che non immaginavano. Altre ancora l'hanno portata dentro il proprio lavoro.

Anche persone con una preparazione altissima si trovano, all'inizio, davanti alla stessa soglia: possono provare a entrare, fare una domanda, vedere che cosa succede.

In quel primo punto di ingresso diventiamo più uguali: non serve possedere in anticipo lo stesso bagaglio tecnico per iniziare a porre una domanda.

Questa uguaglianza riguarda la soglia, non il risultato. L'AI abbassa alcune barriere, ma non produce lo stesso effetto su tutti. Non è un manuale e non esiste un modo identico di usarla.

Se hai qualcosa che vuoi capire, risolvere o costruire, non devi arrivare con una richiesta perfetta.

Opero attraverso Scala Core. Dietro questo lavoro ci sono io: lavoriamo direttamente insieme, dall'inizio alla fine.